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  • Relazione tra CP e LT1: modello predittivo in ciclisti allenati

    Relazione tra CP e LT1: modello predittivo in ciclisti allenati

    Figura 1: modello iperbolico per stima di CP e W’ (High North Performance, 2021)
    Figura 2: Domini d’intensità e relative soglie (da: la prima soglia: il gold standard per allenarsi in Z2, 2026)
    Figura 3: Relazione tra domini di intensità, prima soglia lattacida e Critical Power (5 Poole et al., 2016).
    CP: Critical Power, LT: lactate Threshold, W’: riserva anaerobica
    AtletaEtà (anni)Peso (kg)Altezza (m)BMI (kg/m²)Media ore di allenamento 10 settimane pre-test (h)
    Atleta 130581,6521,3024
    Atleta 223661,7421,8024
    Atleta 341771,8921,559
    Atleta 428671,8419,7920
    Atleta 519631,8318,8111
    Atleta 623671,7222,8117
    Atleta 731671,7122,918
    Atleta 829681,6824,098
    Atleta 928711,8021,9110
    Atleta 1028691,7622,278
    Atleta 1129731,7723,307
    Atleta 1228771,8223,247
    Atleta 1330811,8623,418
    Atleta 1436761,8023,4511
    Atleta 1526621,7320,7111
    Atleta 1623721,8321,4912
    Atleta 1720601,7519,598
    Atleta 1828711,8221,4310
    Media (M)28,0069,171,7821,9912,94
    Deviazione Standard (SD)5,346,650,071,475,79
    Tabella 1
    AtletaLT1 (W)CP (W)W’ (J)LT1/CPW’/CP (J/W)
    Atleta 1241,4291,9270240,8392,58
    Atleta 2292,3362,7249570,8168,81
    Atleta 3312,6343,8247680,9172,04
    Atleta 4281,3345,9206600,8159,73
    Atleta 5277,0299,7210640,9270,28
    Atleta 6278,6337,8199620,8259,09
    Atleta 7238,5294,6133290,8145,24
    Atleta 8219,4249,5186880,8874,90
    Atleta 9244,3305,6237080,8077,58
    Atleta 10214,1248,9254600,86102,29
    Atleta 11253,0292,5202960,8669,39
    Atleta 12238,9294,9189580,8164,29
    Atleta 13248,4296,2204960,8469,20
    Atleta 14274,5288,4204280,9570,83
    Atleta 15242,2285,6184580,8564,63
    Atleta 16288,0392,6171730,7343,74
    Atleta 17249,0299,5159190,8353,15
    Atleta 18305,0345,4281490,8881,50
    Media (M)260,92309,7521083,170,84468,85
    Deviazione Standard (SD)28,6337,603925,110,05114,60
    Tabella 2
    Figura 4: Modello lineare Work-time (Jones et al., 2017)

  • Analisi allenamenti Derek Gee

    Analisi allenamenti Derek Gee

    Durante il Giro d’Italia 2023 salì alla ribalta Derek Gee, un corridore ai più, me compreso, sconosciuto. Fin da subito mi sorprese la sua poliedricità, che gli permise di ottenere quattro secondi e due quarti posti di tappa su percorsi differenti, sia in tapponi di montagna sia su tracciati mossi con arrivi in volate ristrette. A riprova della sua versatilità, a fine Giro ottenne il secondo posto sia nella classifica scalatori sia in quella a punti.

    Vedendo il suo profilo su Strava, mi accorsi che tutti i dati di gare e allenamenti sono pubblici. Da qui nacque la curiosità di capire come si alleni e quale sia il suo background sportivo. Avevo intuito che potesse essere un buon corridore da classiche delle Ardenne, ma non avrei mai immaginato che, solo un anno dopo, avrebbe ottenuto una top 10 in classifica generale al Tour de France e, due anni più tardi, un quarto posto nella classifica generale del Giro d’Italia.

    Sebbene prima del 2023 non avesse ancora raggiunto traguardi di rilievo su strada, su pista si era classificato terzo ai Mondiali 2019 e sesto alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (disputate nel 2021) nella specialità dell’inseguimento a squadre. Continuò a praticare la pista fino al 2023, quando ottenne un sesto posto ai Mondiali, sempre nell’inseguimento a squadre.

    Decido dunque, a partire dalla stagione 2022, di raccogliere tutti i dati dei suoi allenamenti (fonte: Strava) in un file Excel, per poi analizzarli. Alla raccolta si aggiungono poi anche le stagioni 2023 e 2024: un periodo che ritengo sufficientemente lungo per valutare se e quali cambiamenti siano avvenuti nel suo allenamento.

    Ovviamente, analizzando dati provenienti da Strava, non è possibile cogliere tutti i dettagli dell’allenamento: ad esempio, non si può sapere se uno spazio di tre giorni senza attività sia dovuto a un’influenza o semplicemente al mancato caricamento degli allenamenti. Sicuramente ci sono alcune imprecisioni, ma nel complesso ritengo che i dati raccolti forniscano un quadro abbastanza completo.

    I dati raccolti sono: chilometri e dislivello percorsi, ore trascorse, Kj consumati, potenza media e normalizzata per ogni allenamento, potenza massima (solo per le gare o per gli allenamenti in cui effettuava sprint) e il tempo trascorso nelle varie zone, da Z1 a Z7, secondo la suddivisione di Strava. Nei grafici cerco di ricondurre il tempo trascorso nelle varie zone a un modello a tre zone, ma senza successo: se infatti Z1 e Z2 possono rientrare nella Z1 del modello a tre zone, Z3 e Z4 non possono essere interamente incluse nella Z2, dato che LT2 si colloca circa a metà della Z4 nel modello a sette zone. Suddivido quindi i tempi totali in quattro zone nel seguente modo: Z1+Z2, Z3, Z4, Z5+Z6+Z7.
    Negli allenamenti in cui vengono effettuate ripetute specifiche, cerco anche di riportare nel modo più preciso possibile in cosa consistano.

    In seguito non entrerò nel dettaglio giorno per giorno dei suoi allenamenti — cosa che comunque potete approfondire nel file Excel che metto a disposizione — ma toccherò, in ordine sparso, diversi punti che mi hanno colpito.

    Volume totale e distribuzione dell’intensità 

    Per quanto riguarda il volume totale di allenamento e la distribuzione dell’intensità, i dati sono riassunti nella tabella e grafici sottostanti.

    SeasonDistance (km)Duration (hh:mm:ss)D+ (m)Work (Kj)
    202224916810:32:00249228659147
    2023337421023:28:00367706840519
    202430273952:00:00468303771339
    SeasonZ1+Z2Z3Z4Z5+Z6+Z7
    2022659:18:0067:54:0046:00:3937:19:23
    81,34%8,38%5,68%4,60%
    2023852:15:0081:32:0044:37:0046:09:10
    83,26%7,92%4,32%4,50%
    2024780:38:0082:57:0049:35:1438:03:37
    82%8,71%5,21%4%

    È interessante osservare il notevole incremento del volume tra il 2022 e il 2023, seguito da una riduzione nel 2024. Quest’ultima è tuttavia imputabile a uno stop di tre settimane nel mese di marzo 2024, causato da una frattura della clavicola.

    Analizzando la distribuzione dell’intensità, le percentuali sono rimaste pressoché costanti nei tre anni. L’unica variazione significativa ha riguardato l’aumento del tempo trascorso in Z1 (modello a 7 zone) dal 2022 al 2023, a discapito delle zone Z2 e Z3. In particolare, si è passati dal 50% al 56% del tempo totale in Z1, che in termini assoluti ha corrisposto a circa 160 ore in più rispetto all’anno precedente, a fronte di un incremento complessivo del volume di circa 200 ore.

    Questo aumento del lavoro a intensità molto bassa credo sia un fattore chiave per il miglioramento delle capacità aerobiche, permettendo all’atleta di mantenere prestazioni elevate lungo tutta la durata del Giro d’Italia, senza compromettere l’esplosività e la brillantezza necessarie nei percorsi pianeggianti o mossi.

    Successivamente, ho confrontato i dati raccolti con quanto riportato nell’articolo “How do world class top 5 Giro d’Italia finishers train? A qualitative multiple case study” (Gallo et al.), che ha analizzato le 22 settimane precedenti il Giro d’Italia per tre atleti classificati nella top-5 della classifica generale.

    Il confronto è stato condotto considerando:

    • le 22 settimane precedenti il Giro d’Italia 2023 (in cui D.G. non era focalizzato sulla classifica generale)
    • le 22 settimane precedenti il Tour de France 2024 (in cui invece puntava alla classifica generale, e terminerà la GC in nona posizione)

    Nel primo caso, la media settimanale è stata di 21 ore, mentre nel secondo è stata di 19 ore. Tuttavia, questo valore è risultato influenzato da 22 giorni di inattività dovuti all’infortunio; escludendo le tre settimane di stop, la media sarebbe salita a circa 22,5 ore/settimana. I tre atleti nello studio presentavano medie di 20, 16 e 15 ore/settimana.

    Per quanto riguarda la distribuzione dell’intensità, la percentuale di tempo a bassa intensità (che ho definito come Z1 + Z2 nel modello a 7 zone) è risultata pari all’83,5% nel periodo pre Giro 2023 e all’82,3% nel periodo pre Tour 2024. Nello studio, invece, i valori riportati sono pari al 94%, 87% e 91%. Tuttavia va sottolineato che, in quel caso, la bassa intensità era stata definita come attività al di sotto dell’85% della FTP (PPO 60’), rendendo il confronto diretto complesso: con una suddivisione a 7 zone, infatti, parte della Z3 sarebbe rientrata in quella definizione.

    Periodizzazione dell’allenamento

    Non emerge una periodizzazione classica dell’allenamento: il lavoro ad alta intensità viene introdotto quasi da subito e anche in periodi lontani dalle gare. I periodi più lunghi senza svolgere ripetute ad alta intensità sono stati di circa 15–20 giorni e coincidevano con la ripresa della stagione, tra ottobre e novembre, oppure con fasi di rientro dopo un infortunio.

    Mi ritrovo pienamente con quanto scritto nell’articolo, riguardo alla periodizzazione “L’unico elemento comune tra i tre ciclisti è un aumento significativo del volume ad alta intensità e dell’indice di polarizzazione nelle settimane di gara rispetto a quelle di allenamento”

    Anche nel caso di D.G., infatti, i periodi caratterizzati da un’elevata quantità di lavoro ad alta intensità coincidono sistematicamente con le fasi di competizione, mentre il tapering si configura come una conseguenza naturale di questi picchi. 

    Nel grafico seguente è riportata la differenza nella distribuzione dell’intensità tra due brevi corse a tappe — la Tirreno-Adriatico 2023 e il Critérium du Dauphiné 2024 — confrontate con due distinti periodi di preparazione al di fuori delle gare.

    Il primo periodo (12/04/2023 – 02/05/2023), della durata di 21 giorni, rappresenta l’ultimo blocco di allenamenti in vista del Giro 2023: ha inizio due giorni dopo la Parigi-Roubaix e si conclude tre giorni prima dell’inizio del Giro.

    Il secondo periodo (08/05/2024 – 27/05/2024), della durata di 20 giorni, corrisponde invece a un ritiro in altura, terminato cinque giorni prima dell’inizio del Critérium du Dauphiné 2024.

    Z1+Z2Z3Z4Z5+Z6+Z7
    Preparation Giro 202384,21%9,60%3,58%2,59%
    Tirreno-Adriatico 202366,24%12,75%9,18%11,83%
    Preparation Tour 202482,22%10,52%4,80%2,46%
    Criterium du Dauphine 202459,02%16,02%13,46%11,48%

    Come evidenziato sopra, emerge in modo netto la grande differenza nel tempo trascorso ad alta intensità, decisamente superiore durante le corse a tappe.

    Nonostante i due periodi di allenamento presi in considerazione fossero caratterizzati dall’inserimento di diversi lavori specifici, il carico complessivo è inferiore rispetto al contesto gara.

    A questo punto sorge un interrogativo: i corridori che riescono ad arrivare pronti per appuntamenti importanti senza aver disputato gare precedenti — come nel caso di Tadej Pogačar — possono permetterselo perché il loro livello è talmente elevato da non richiedere una condizione già al 100% in gara, ed un avvicinamento attraverso più corse a tappe consentirebbe loro di raggiungere una forma ancora migliore, oppure fare così tanta intensità prima di una gara obiettivo rischia di essere controproducente e portare ad uno stato di affaticamento?

    Durante le stagioni 2022 e 2023 D.G. non ha mai effettuato ritiri in altura, neanche in preparazione al Giro d’Italia 2023, probabilmente anche a causa dell’elevato numero di gare disputate nella primavera 2023, tra cui Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo, E3, Gent-Wevelgem e Parigi-Roubaix.

    Un altro aspetto sorprendente è la capacità di riprendere rapidamente con volumi elevati dopo periodi di stop. Ad esempio, a novembre 2024, dopo due settimane di off-season, riprende subito con una settimana da 22 ore, includendo due uscite di circa 6 ore. Lo stesso accade a marzo: dopo tre settimane di inattività a seguito della frattura della clavicola  (durante le quali potrebbe aver svolto allenamenti sui rulli non pubblicati su Strava), riprende con una settimana da 20 ore. Questa rappresenta anche la prima fase di allenamento in altura nel triennio considerato.

    In preparazione al Tour de France 2024 svolge infatti tre blocchi in altura: il primo di 2 settimane prima del Giro d’Abruzzo, il secondo di 3 settimane prima del Critérium du Dauphiné e il terzo di 2 settimane prima del Tour de France, per un totale di 48 giorni in altura distribuiti su quattro mesi.

    Sia prima del Delfinato sia prima del Tour scende dall’altura molto a ridosso delle gare, rispettivamente 5 e 3 giorni prima. Durante il primo ritiro in altura (pre-Abruzzo) sembra inserire anche sessioni di heat training, con 5 sedute da 40 minuti in 10 giorni; tuttavia, non vengono più riportate informazioni a riguardo, il che fa pensare a un test non proseguito nei ritiri successivi.

    Lo studio citato in precedenza ha inoltre analizzato il tapering nelle ultime due settimane prima del Giro d’Italia, evidenziando riduzioni del volume pari a:

    • 7%, 22%, 64% nella penultima settimana
    • 21%, 8%, 8% nell’ultima settimana

    Nel caso di D.G., prima del Giro d’Italia 2023, la riduzione è stata del 19% in entrambe le settimane, risultando in linea con i dati dello studio, seppur leggermente inferiore rispetto ad alcune indicazioni presenti in letteratura.

    In preparazione al Tour de France 2024, invece, nella penultima settimana il volume è aumentato del 40% rispetto alla media delle 22 settimane pre Tour (27 ore contro una media di 19,5 ore), mentre nell’ultima settimana si è registrata una riduzione più contenuta, pari a circa il 10% (17,5 ore svolte contro 19,5 di media). Credo che queste scelte siano dovute alla necessità di recuperare il lavoro che non si è potuto svolgere a causa dell’infortunio.

    Per quanto riguarda la distribuzione dell’intensità durante il tapering, non si sono osservate variazioni rilevanti rispetto alle settimane precedenti. Sono stati infatti mantenuti stimoli ad alta intensità, sia attraverso lavori brevi (inferiori ai 5 minuti, o intervallati del tipo 30/30), sia tramite intervalli di durata maggiore.

    Per quanto riguarda lo strength training, nelle stagioni 2022 e 2023 pubblica spesso attività Strava relativi ad allenamenti in palestra, il che suggerisce l’utilizzo di protocolli di forza tradizionali. Nel 2024, invece, questi riferimenti scompaiono, il che potrebbe indicare un abbandono dell’allenamento di forza a secco.

    Tipologia di allenamenti

    Come già accennato, è presente una grande varietà di allenamenti volti a stimolare le diverse componenti fisiologiche. Gee non segue un protocollo standard ripetuto frequentemente, come ad esempio un 5×5’ in Z5 o un 3×20’ in soglia; nonostante ciò, è possibile individuare alcuni schemi che ricorrono con una certa frequenza.

    Un primo aspetto rilevante è che svolge sia uscite endurance completamente in Z1, quindi sui 200 watt medi, ma sono presenti anche allenamenti in cui mantiene un’intensità piuttosto elevata, con potenze medie comprese tra i 270 e i 300 watt per durate molto lunghe, anche di 5, 6, 7 o addirittura 8 ore. Come linea generale, ho osservato che le uscite a wattaggi molto elevati vengono quasi sempre inserite prima di un giorno di scarico e hanno una durata molto lunga, generalmente superiore alle 5 ore. Al contrario, gli allenamenti comunque classificabili come endurance, ma con durata compresa tra le 2 e le 4 ore e intensità in Z1, vengono solitamente svolti il primo giorno successivo a un giorno di recupero.

    Il primo protocollo degno di nota, che ripete frequentemente, consiste in ripetute strutturate nel seguente modo: 2’30” in Z3 bassa a 50 rpm + 30” in Z4 bassa a 110 rpm, generalmente per 3, 4 o 5 volte. Si tratta probabilmente di una forma di allenamento orientata alla forza (torque) con inserimento di accelerazioni, spesso collocata all’interno di uscite di 2-5h. Questo tipo di lavoro viene indicato da Gee con la sigla “SES”, il cui significato però non mi è chiaro.

    Per quanto riguarda le sessioni VO₂max, oltre alle classiche ripetute intermittenti (40/20, 30/30, ecc.), compare spesso una struttura piramidale caratterizzata da intensità inizialmente decrescente e poi crescente, con durata inversamente proporzionale all’intensità. Un esempio di questo schema è: 1’ in Z6 + 2’ in Z1 + 2’ in Z5 + 4’ in Z1 + 3’ in Z4 alta + 6’ in Z1 + 2’ in Z5 + 4’ in Z1 + 1’ in Z4.

    Un altro protocollo ricorrente prevede l’inserimento di uno sprint di 20–30 secondi, seguito da 30 secondi in Z1 e poi da un intervallo in Z5 della durata di circa 3–5 minuti.

    Nelle stagioni 2022 e 2023, i lavori ad alta intensità vengono spesso svolti in pista; in particolare, a luglio 2023 ha effettuato un importante blocco di allenamenti su pista in preparazione ai Campionati del Mondo.

    Il giorno precedente alle gare svolge sempre la stessa attivazione, composta da 6×(30” in Z5 + 30” in Z2 alta) e 3 sprint da 10 secondi.

    Anche il riscaldamento prima delle prove a cronometro è sempre uguale e prevede: 13 minuti in progressione da Z1 fino alla FTP, seguiti da 2 minuti in Z1, 2 minuti in Z5 e 3 sprint da 10 secondi, per un totale di circa 20 minuti.

    Valori di Derek Gee

    Per quanto riguarda i valori di D.G., questi possono essere estrapolati principalmente dalle gare, poiché non è solito effettuare test massimali in allenamento, ma piuttosto test che fanno pensare a prove lattato a step incrementali.

    L’unico test cp 20′ che ho trovato risale al 2022, nel quale D.G. riusci a tenere 493 watt medi per 20 minuti, ma non so quanto possa essere affidabile dato che non ho rivisito gli stessi valori in nessun’ altro allenamento, ne in gare a cronometro di durata sui 20′; Nel 2023 credo che il PPO sui 20′ in condizioni di freschezza sia intorno ai 450, mentre in alcune tappe al giro in cui è necessario ripetere più volte salite da 20–30 minuti in stato di affaticamento, esprime valori intorno ai 420–440 watt. Considerando un peso corporeo da lui dichiarato su Strava di 75 kg, ciò corrisponde rispettivamente a circa 6 e 5,7 W/kg.

    Nel 2024 (anno in cui si classifica nono nella classifica generale al Tour e terzo al Dauphiné), i valori assoluti sembrano rimanere sostanzialmente invariati; tuttavia, secondo quanto riportato da PCS, il peso scende a circa 72 kg, portando così i valori relativi a circa 6,3 e 6,0 W/kg.

    Link foglio Google con tutti i dati degli allenamenti: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1zuHyG-GyLRerpSo8ZZMeivT-SbRMmi0jqtIl5BNttdw/edit?gid=347611334#gid=347611334

  • Ritiro, prime gare, obiettivi

    Ritiro, prime gare, obiettivi

    Con la Firenze–Empoli ho iniziato ufficialmente la mia stagione 2026. Non ci sono arrivato come avrei voluto, ma ero comunque contento, quantomeno, di esserci.

    Alla fine della stagione 2025 mi ero promesso che, alla ripresa degli allenamenti, avrei fatto tutto in modo perfetto e che mi sarei presentato al primo ritiro con la squadra, a fine gennaio, in grado di esprimere i miei migliori numeri in salita. 

    Durante l’inverno, però, sono stato tutto tranne che perfetto. Mi sono reso conto che una malattia, come un problema alimentare, non passa da un giorno all’altro.

    Ho avuto molte giornate in cui, per stress o stanchezza, mi sono sfogato sul cibo. Nonostante questo, mi sono imposto di allenarmi anche quando non riuscivo a fare l’allenamento “perfetto”. Ho cercato di non ragionare con una mentalità “tutto o niente”, ma di rimanere costante: piuttosto che non fare nulla, meglio fare un allenamento fatto male.

    Scrivevo che ero contento quantomeno di esserci in ritiro perché nel 2025 non avevo partecipato, in quanto non mi sentivo adeguato. E sebbene neanche quest’anno mi sentissi davvero pronto, mi sono reso conto che restare a casa ad allenarmi da solo, cercando di aspettare il momento in cui mi fossi sentito pronto, sarebbe stato solo peggio. Mi avrebbe fatto rimanere impantanato nelle mie abitudini. In questo senso devo dire che un buon ambiente e una buona atmosfera in squadra aiutano tantissimo.

    Non era previsto che iniziassi subito con molte gare su strada e, anche per questo, mi sarebbe piaciuto andare forte in ritiro per provare a essere convocato alle prime gare o quantomeno mettere in difficoltà il DS. Sapevo che la mia condizione fisica era peggiore rispetto a quella di molti compagni e che avrei faticato parecchio, ma tutto sommato sono andato meglio di quanto pensassi.

    Essendo un ritiro di sette giorni, non abbiamo fatto molti lavori individuali specifici, ma soprattutto lavori che non si possono svolgere da soli a casa: tanta doppia fila in pianura, tanto dietro macchina e molti tratti in salita affrontati a ritmo gara, il tutto accompagnato da un volume di allenamento piuttosto alto, circa 29 ore in sette giorni.

    Durante le garette non arrivavo davanti, ma nemmeno ultimo, e già questo mi permetteva di vedere il bicchiere mezzo pieno. La cosa che mi ha soddisfatto di più, però, è stata la capacità di andare ogni giorno davvero a fondo nella fatica sopportata, cosa che non riuscivo a fare da tempo

    Durante il ritiro mi sono guadagnato la possibilità di fare qualche gara in pianura a inizio stagione, ma nelle settimane successive, per una serie di circostanze, è arrivata anche la convocazione per la Firenze–Empoli, per il Polese (sto scrivendo questo articolo proprio durante il viaggio verso il Polese), Volta Mantovana e probabilmente anche Popolarissima e Gran Premio della Battaglia a Montanara, queste gare più The Hills saranno il programma fino a fine Marzo

    Sono soddisfatto perché, al di là di tutte le circostanze favorevoli, se fossi stato in una condizione fisica pessima e non avessi avuto il coraggio di andare in ritiro, mi sarei precluso da solo la possibilità di essere convocato per queste gare.

    Inizialmente il mio obiettivo sarà sempre quello di andare in fuga e in seguito resistere il più possibile al ritmo del gruppo cercando almeno di finire la corsa, sperando di settimana in settimana di migliorare la condizione.

    Per quanto riguarda il prosieguo della stagione, non voglio farmi illusioni né pormi obiettivi legati ai risultati. Mi piacerebbe arrivare competitivo alle gare di agosto, ma sono consapevole che i risultati dipendono da moltissimi fattori, molti dei quali non sono controllabili. Come obiettivo dipendente solo da me, vorrei migliorare il mio PR sulla salita del Cuvignone (32:24: significherebbe scendere a 32:00, circa 5,9–6,0 W/kg). Al momento mi sembra quasi impossibile, ma sono sicuro che con sei mesi di allenamento costante possa diventare fattibile. E sono altrettanto sicuro che, se riuscirò a raggiungere quella forma, la competitività in gara sarà solo una conseguenza.

    Ho ancora meno aspettative riguardo alle gare gravel, dato che le variabili sono molte di più. L’unico obiettivo che mi ero posto a inizio stagione era partecipare alla Traka 360, ma ad oggi non sono ancora certo di riuscirci. Richiede infatti un impegno economico e soprattutto di tempo notevole: tra viaggio e gara bisogna stare via da casa circa una settimana. Non so se, tra il lavoro come allenatore di atletica, le lezioni in università e la preparazione della tesi, riuscirò a permettermelo. Deciderò verso metà aprile, ma di sicuro se non sarà quest’anno sarà il prossimo.

    La seguente parte di articolo è stata scritta dopo il Memorial Polese. Purtroppo la gara è andata peggio di quanto mi aspettassi: appena iniziata la prima salita mi sono staccato, senza che ci fosse un ritmo irresistibile. Non mi aspettavo alcun tipo di risultato, ma nemmeno di staccarmi così presto.

    Da qualche settimana avverto una sorta di affaticamento ai muscoli femorali della gamba sinistra, un dolore che mi porto dietro da circa dieci anni senza aver mai trovato una vera soluzione. Va a periodi: a volte non sento nulla, altre è leggero, altre ancora diventa piuttosto debilitante. Sabato, appena iniziata la salita, sentivo chiaramente di non riuscire a spingere con la gamba sinistra, tanto che mi sono staccato a circa 350 watt.

    Adesso avrò bisogno di qualche giorno di riposo per farlo passare, ma quantomeno questa volta mi sento pronto ad accettare l’idea di fermarmi un attimo, restare focalizzato e non mollare mentalmente, rischiando che cinque giorni di riposo diventino il doppio solo perché, sfogando la frustrazione sul cibo, ci metto poi molto di più a riprendermi.

    Per concludere la giornata negativa, di ritorno dalla gara sono state rubate quattro bici (non la mia) e diversi borsoni dal furgone della squadra, il V.C. Mendrisio, causando un danno piuttosto ingente. Ripostando nelle stories Instagram il video pubblicato dalla squadra, in cui si vedeva il pulmino con i vetri rotti, sono rimasto abbastanza sconcertato dal numero di persone che mi hanno risposto con insulti pesanti rivolti verso i ladri. Mi chiedo perchè riversare cosi tanta rabbia sui social.

    Avevo pensato di pubblicare dei vlog su YouTube o dei reel/post su Instagram per documentare la stagione, ma ho subito rinunciato all’idea per due motivi. Il primo è che io, in primis, cerco di passare il minor tempo possibile sui social, rendendomi conto di quanto distorcano la realtà e abbassino la soglia dell’attenzione. Il secondo è che la maggior parte dei commenti che leggo — o che ricevo — mi fanno arrabbiare o rabbrividire; e dato che non sono capace di sorvolare, preferisco cercare di evitare i social del tutto. Per cercare qualcosa che mi piaccia o da cui trarre ispirazione, preferisco leggere blog su Substack di altri ragazzi che fanno sport o ascoltare podcast. 

    Ciò che mi innervosisce ancora di più è che, leggendo queste frasi, molti penseranno qualcosa del tipo “il mondo al contrario”, come se stessi giustificando i ladri. Non è così: è ovvio che la squadra abbia sporto denuncia, che si speri di recuperare le bici e che chi ha commesso il furto venga punito. Sto semplicemente scrivendo che c’è una differenza tra esprimere dispiacere per un furto subito e commentare con epiteti pesanti, quasi si volesse fare un linciaggio. Io, sinceramente, non sento il bisogno di insultare in questo modo sui social, ma neanche mi viene la voglia di farlo, provo solo dispiacere per il furto subito. 

    Allo stesso modo, sono sicuro che molte delle persone che insultano così avrebbero poi da ridire sul fatto che le bici siano state lasciate in un furgone incustodito. È ovvio che non lascerei mai una bici da 6.000 euro in mezzo a una piazza senza controllarla, ma non voglio nemmeno vivere con la paura costante di non poter lasciare una bici in macchina per il rischio che venga rubata. E per questo non mi sento un ingenuo, o creda che viviamo in un mondo ideale dove i furti non avvengono, ma semplicemente voglio avere un minimo di fiducia nelle persone e non voglio perdere tempo a preoccuparmi di un qualcosa che potrebbe potenzialmente accadere.

  • Calendario delle gare regionali FCI

    Calendario delle gare regionali FCI

    Da quando è stato pubblicato il nuovo regolamento FCI relativo alle Norme Attuative 2026 per le gare su strada, almeno cinque persone mi hanno chiesto come sia possibile partecipare alle gare regionali e dove reperire un elenco di queste competizioni.

    A partire dal 2026, infatti, anche i tesserati FCI delle categorie amatoriali potranno prendere parte alle gare regionali FCI. Riporto di seguito l’articolo 1.6 del regolamento, che disciplina questa possibilità:

    Partecipazione amatori m/f a gare agonistiche
    I tesserati FCI delle categorie amatoriali (Junior Sport m/f ed Elite Sport m/f – 19/27 anni) possono partecipare a gare regionali delle categorie agonistiche della propria fascia di età, adeguandosi alle normative vigenti. Resta inteso che gli atleti delle categorie amatoriali dovranno essere inseriti in coda di iscrizione rispetto agli atleti delle categorie agonistiche, fermo restando il numero massimo di partecipanti ammessi alla gara.
    Gli atleti delle categorie amatoriali saranno inseriti in classifica, ma non acquisiranno punti di valorizzazione.
    Alla riunione tecnica i team dovranno essere presenti con un Accompagnatore Tesserato (ACP), oppure con un Assistente Tecnico di società AT1 (maggiorenne), un Tecnico di ciclismo TI2, TA2, TA3 o un componente del Consiglio Direttivo della Società. In assenza di un rappresentante della propria società, gli atleti maggiorenni dovranno obbligatoriamente partecipare alla riunione tecnica.

    Alla luce delle richieste ricevute, ho pensato potesse essere utile creare un elenco delle gare regionali (cl. 1.19), correlato ad una breve descrizione dei percorsi. Si tratta di informazioni che sono comunque reperibili anche sui siti ufficiali della Federazione, ma raccolte qui in modo più immediato e pratico.

    Nome garaDataLuogoCaratteristiche percorso
    Gp. de Nardi01/03Castello Roganzuolo(TV)criterium, piatto
    Tr. Tecnomeccanica01/03Volta mantovana(MN) mosso
    Co. Martiri di Montemaggio29/03San Gimignano (SI)mosso, salita
    Co. Fiera Mercatale31/03Bucine (AR)mosso
    Pasqualando04/04San miniato (PI)criterium, piatto
    Mem. Mantovani04/04Castel d’ario (MN)piatto, spesso vento
    Tr. Visentini06/04Bagnolo di Nogarole Rocca (VR)piatto
    Gp. Pretola19/04Pretola (PG)/
    Co. Ardigo25/04Pessina Cremonese (CR)piatto
    Co. Penna01/05Terranuova Bracciolini (AR)mosso, salita
    Tr. Frare De Nardi03/05Vittorio Veneto (TR)mosso, salita
    Mem. Giordano Mignolli09/03Settimo di Pescantina (VR)piatto
    Tr. Comune Lastra a Signa06/06Lastra a signa (FI)mosso
    Gp. Roncolevà06/06Roncolevà (VR)piatto
    Mem. Cleto Maule19/06Gambellara (VI)piatto
    Notturna Cochi Boni23/07San Donà di Piave (VE)criterium, piatto
    Gp. San Luigi04/08Caselle di Sommacampagna(VR)piatto
    Gp. Ind. Com. Osio Sotto05/08Osio Sotto (BG)criterium,piatto
    Gp. Chianti Colline d’elsa25/08Gambassi Terme (FI)mossa, salita
    Med. d’oro Fiera di Sommacampagna01/09Sommacampagna (VR)mosso
    Gp. San Luigi08/09Sona (VR)mosso
    Co. Comune di Livraga08/09Livraga (LO)piatto, spesso vento
    Tr. Prati Stabili12/09Marmirolo (MN)piatto
    Gp. Ciclistico di Sannazzaro23/09Sannazzaro de Burgondi (PV)piatto
    Tr. Madonna del Rosario07/10Castiglion Fibocchi (AR)mosso
    Co. Città di Bozzolo20/10Bozzolo (MN)criterium,piatto
    Gp. d’Autunno20/10Acquanegra sul Chianese (MN)criterium, piatto

  • Come reagire ad un infortunio

    Come reagire ad un infortunio

    Da quando pratico ciclismo ho dovuto affrontare diversi infortuni, alcuni gravi, altri meno.

    Le prime volte in cui ho dovuto interrompere gli allenamenti è stato un dramma: oltre a temere di perdere tutti i progressi per cui avevo lavorato precedentemente, sentivo come se la vita perdesse di senso nella sua interezza non avendo un obiettivo per cui svegliarmi.

    Seppur un minimo di sconforto sia naturale, nel corso del tempo credo di aver imparato a reagire meglio agli infortuni. Allo stesso tempo sento di essere ancora molto distante dal riuscire ad affrontare nel modo ottimale un infortunio. 

    Di seguito troverete qualche consiglio e strategia per elaborarli nel modo migliore. Il tutto è basato esclusivamente sulla mia esperienza.

    Distinguerei tre macro-tipo di infortuni:

    • Fratture
      Rientrano in questa categoria tutti gli infortuni che comportano danni alle ossa. 
    • Lesioni muscolari e tendinee
      Comprendono tutti gli infortuni che coinvolgono muscoli e tendini. Possono variare da una semplice contrattura, generalmente meno grave, fino a uno strappo muscolare o a infiammazioni tendinee più importanti.
    • Contusioni, ematomi ed escoriazioni
      In questo gruppo includo i piccoli infortuni e gli effetti collaterali tipici delle cadute: contusioni, ematomi, abrasioni, fastidi legati al contatto con la sella e le comuni “botte”. 

    Fratture

    Ritengo che le fratture siano, dal punto di vista mentale, la tipologia di infortunio più semplice da gestire.

    Sebbene possano comportare periodi di convalescenza anche piuttosto lunghi, fin dalle prime fasi i tempi di recupero sono ben definiti e, di conseguenza, quando sarà possibile tornare in bici.

    Nel caso di fratture non particolarmente gravi, come ad esempio quelle alla clavicola, è spesso possibile riprendere a pedalare sui rulli in tempi brevi. Al contrario, fratture più complesse che coinvolgono strutture ossee importanti (ad esempio bacino) richiedono tempi di recupero molto più lunghi. Anche se non è possibile tornare in sella in tempi brevi, è quasi sempre possibile dedicarsi ad esercizi di riabilitazione e quindi avere obiettivi quotidiani. Chiaro è, che degli esercizi di riabilitazione non possano dare la soddisfazione e le endorfine che si hanno in seguito ad un’allenamento lungo in bici, ma aiutano ugualmente a focalizzare l’obbiettivo futuro e lavorare seguendo una strada tracciata

    Lesioni muscolari e tendinee

    Ritengo che gli infortuni muscolari e tendinei siano i più difficili da affrontare dal punto di vista mentale. Innanzitutto perché spesso insorgono nel pieno della preparazione quando i carichi sono elevati e si sta lavorando in funzione di un a gara futura. Proprio per questo motivo, un’eventuale interruzione degli allenamenti risulta molto più difficile da accettare rispetto ad uno stop che avvenga in altri momenti della stagione.

    Raramente si manifestano con un dolore improvviso e netto: nella maggior parte dei casi il fastidio inizia con una sensazione lieve, quasi trascurabile, aumentando lentamente nel tempo. Si affronterà poi ogni allenamento con la paura di sentire dolore, paura che puntualmente si concretizza.Lo stadio finale di questa escalation si raggiunge quando il dolore diventa talmente intenso da rendere lo stop inevitabile. 

    Di infortuni di questo tipo ne ho avuti molti e troppe volte ho commesso l’errore di non fermarmi per tempo.

    Riflettendo sui motivi per cui, pur consapevole che sarebbe stato opportuno riposare, continuavo ad allenarmi fino ad aggravare la situazione, sono giunto a una conclusione: avevo paura che il dolore non fosse “reale”, ma soltanto una scusa che inconsciamente mi stavo concedendo per evitare l’allenamento a causa della stanchezza.

    Con il tempo ho compreso che il punto è proprio questo: gli infortuni da sovraccarico tendono a presentarsi quando il livello di affaticamento è tale da far venir meno la voglia di allenarsi. Paradossalmente, una scarsa motivazione all’allenamento può essere uno dei primi segnali di un infortunio imminente.

    Una volta arrivati a questo punto il danno è fatto, ma come uscirne senza impazzire? Non ritengo che il riposo assoluto sia la soluzione migliore, o quantomeno solo in una fase iniziale di dolore acuto e non per periodi prolungati di mesi, come talvolta mi è stato prescritto. Nella maggior parte dei casi, per problemi muscolari o tendinei credo che la miglior cura sia svolgere esercizi in palestra affiancati da un fisioterapista. Almeno per me, questa è sempre stata la miglior soluzione.

    Questo periodo è probabilmente il più stressante per uno sportivo. Ci si può allenare poco, spesso esclusivamente in palestra, ma è comunque fondamentale farlo. Sarebbe molto più semplice scegliere il riposo totale fino alla completa scomparsa del dolore. Tuttavia, mi è capitato spesso di notare che, così come il dolore è comparso gradualmente, allo stesso modo tende ad attenuarsi lentamente. Ogni allenamento diventa una sorta di test su quanto ci si  possa spingere senza sentire dolore e l’ansia di voler tornare ad allenamenti più corposi è il peggior errore che si possa commettere in questi casi.

    A questo si aggiunge il rischio che si inneschi un circolo vizioso: la paura del dolore può generare il dolore stesso. Nelle prime uscite in bicicletta dopo una lesione muscolare o un’infiammazione tendinea, mi è spesso capitato di non riuscire a distinguere se le sensazioni percepite fossero dolore reale o semplicemente la paura di provarlo.

    Come si può intuire, si tratta di un periodo di forte stress, al punto che talvolta si va a dormire sperando che, al mattino, il primo passo fuori dal letto non sia accompagnato da dolore.

    È una cosa già detta e ridetta, ma credo che in questi momenti uno degli aspetti più importanti per mantenere un certo equilibrio sia avere obiettivi e interessi al di fuori del ciclismo, che si tratti dello studio, del lavoro o di altre passioni. 

    Purtroppo, almeno per me, questo non è sempre stato sufficiente. Nei periodi di infortunio, invece di sfruttare il tempo per dedicarmi di più allo studio, spesso finivo per fare ancora meno, entrando in una sorta di stato di apatia e disinteresse generale. 

    Alla fine io ne sono sempre uscito grazie a due metodi: 

    • Pensare che il dolore non può durare per sempre, per quanto possa essere lungo il periodo di stop forzato prima o poi il dolore finirà.
    • Uscendo più spesso con amici che non avessero nulla a che fare con il ciclismo. Un modo per ristabilire un contatto con la realtà, vedere che ognuno ha i suoi problemi e che ci sono cose ben più gravi di un infortunio che possono accadere nella vita.

    Nota positiva: avendo provato lo stress e l’incertezza che accompagnano un periodo in cui si è costretti a riposo forzato, non ho mai provato particolari stress per esami, interrogazioni, od altro a scuola. Ricordo che circa un mese prima della maturità feci una brutta caduta che mi comporto una lussazione a livello del gomito. In quel periodo, la mia principale preoccupazione non era tanto l’esame imminente, quanto il riuscire a recuperare il più rapidamente possibile da quell’infortunio.

    Ematomi, escoriazioni,”botte”.

    Questa è l’unica categoria di infortuni per la quale ritengo che la scelta migliore sia esclusivamente il riposo assoluto. Per quanto una contusione o un’escoriazione possano essere dolorose, raramente il dolore intenso persiste oltre i sette giorni. Nel corso di una stagione,anche nel peggiore dei casi, una settimana di stop ha un impatto minimo sul rendimento complessivo.

    Sforzarsi ad uscire cercando di ignorare il dolore in questi casi è un azzardo: può andare tutto bene, come può essere che nel tentativo di compensare il dolore, si inneschino alterazioni della postura o del gesto atletico, con il rischio di sviluppare infiammazioni tendinee e problematiche ben più serie.

    In questi casi bisogna essere abbastanza forti mentalmente da vedere il processo di allenamento sul lungo periodo e non nell’immediato.

    Alimentazione ed infortuni

    Spesso i periodi di riposo forzato coincidono anche con le fasi in cui il rapporto con il cibo diventa più complesso. Si passa da settimane con un dispendio energetico molto elevato, anche con una media di  4.000–5.000 kcal al giorno, a periodi di inattività in cui si consuma una media di 1.500–2.000 kcal giornaliere.

    In queste situazioni è normale che, soprattutto nei primi giorni, si tenda a mangiare più del necessario. Personalmente, non considero questo un vero problema. Diventa invece problematico sia l’atteggiamento opposto, ovvero lo sforzarsi di mangiare il meno possibile, sia l’eccesso incontrollato del tipo “non mi alleno, quindi mi lascio andare completamente”.

    In entrambi i casi, credo che la difficoltà non nasca esclusivamente dall’ infortunio. Più spesso si tratta di problemi già presenti da tempo, che tendono semplicemente a emergere durante i periodi di inattività. 

    Dunque la soluzione non dovrebbe limitarsi a giustificare abbuffate o restrizioni estreme come normali sfoghi legati al nervosismo, ma richiedere piuttosto una riflessione più profonda sulle abitudini e sull’equilibrio costruito nel tempo.