Problemi, frattura clavicola.

L’ultima gara che ho corso è stata il Polese, a inizio marzo; se fino a quel momento mi sembrava ci fosse stato un cambiamento rispetto al 2025, le settimane successive sono state abbastanza devastanti mentalmente: ero ricaduto nei soliti disordini alimentari.

Nella settimana tra Firenze-Empoli e Polese, è aumentato molto un dolore — legato al nervo sciatico e alla zona lombare — che mi porto dietro da ormai dieci anni e che non sono mai riuscito davvero a risolvere. Riesco a tenerlo sotto controllo e infatti erano quasi due anni che non lo sentivo così forte, ma quando torna — quasi sempre dopo periodi di stress, soprattutto legato ad allenamenti e viaggi in macchina — diventa abbastanza debilitante.

Al Polese mi sono fermato durante la prima salita a causa del dolore e, riguardando i dati dopo la gara, ho avuto la conferma che stavo spingendo al 35% con la gamba sinistra e al 65% con la destra. Lo sapevo già, ma vedere i dati nero su bianco mi ha almeno dato il conforto di sapere che il dolore non fosse immaginario. E vi assicuro che, quando convivi con problemi di questo tipo, a volte arrivi davvero a pensare che il dolore sia solo nella tua testa e che basti ignorarlo per continuare a pedalare.

Tutto marzo è stato un continuo provare a uscire ogni quattro o cinque giorni, sperando che fosse andato tutto a posto, per poi puntualmente buttarmi giù e mangiare male ogni volta che mi rendevo conto che il dolore persisteva. 

In mezzo a tutto questo ho partecipato anche a due eventi con il podcast, una pedalata con Kask, in occasione delle Strade Bianche e The Hills. Giuro che quelli erano gli ultimi posti in cui avrei voluto essere in quel momento. È assurdo perché, nonostante fino a due mesi prima fosse esattamente quello che volevo fare, nonostante fosse tutto pagato, e nonostante nessuno richieda un buona condizione fisica, non avevo alcuna voglia di andarci: mi sentivo fuori luogo, sapendo di non essermi allenato bene e di aver mangiato male nelle settimane precedenti.

Più in generale, in situazioni come queste, mi sono reso conto che ciò che trasmetto agli altri non rispecchia davvero come mi sento.

Nella settimana successiva a The Hills mi sembrava di aver trovato una soluzione al dolore grazie a Cristiano, un fisioterapista che lavora in ticino. Mi ha proposto di fare delle serie di stacchi caricando molto di più rispetto a quanto fossi abituato (nel giro di una settimana sono passato da 50-55 kg a 80-85 kg), prima usavo pesi relativamente bassi perché avevo la sensazione di non padroneggiare bene il movimento. I risultati sembravano essere arrivati abbastanza velocemente. Durante la settimana di Pasqua ero riuscito ad allenarmi per quindici ore in bici senza praticamente alcun dolore.

E poi ecco che domenica 5 aprile, a Pasqua, durante un allenamento sono caduto e mi sono fratturato la clavicola.

Avevo già fatto circa tre ore in cui mi sentivo benissimo, le migliori sensazioni dal ritiro con la squadra a febbraio, quando, scendendo lungo una discesa sterrata, stavo rischiando più del dovuto. Ho preso una buca, mi sono ribaltato e sono caduto colpendo la clavicola: frattura scomposta, ma non è statto necessario operarla. 

Se dovessi tornare indietro rischierei altre mille volte. Non saprei neanche dire per cosa stessi rischiando, di sicuro volevo e voglio migliorare in discese sullo sterrato, ma non è il motivo principale.

In realtà in quel momento, mi sentivo così preso bene dall’allenamento, tanto da trasformarlo in una gara contro me stesso. Gli allenamenti in cui riesco a sentirmi così concentrato su quello che sto facendo, sentendomi bene e non avendo altri pensieri, mi danno sempre un sacco di fiducia nel futuro. Sono convinto che fino a quando riesco a provare queste emozioni vale la pena continuare a provare a cercare un po’ di continuità per poi fare dei buoni risultati in gara.

All’inizio non l’ho vissuta troppo male: pensavo che sarebbe stata una buona occasione per recuperare completamente dal problema al nervo sciatico e allenarmi bene sui rulli. Quando mi sono reso conto che allenarsi sui rulli con un tutore era molto più difficile di quanto immaginassi e che, soprattutto, pedalare storto sui rulli stava facendo tornare il dolore al nervo sciatico, mi sono lasciato andare di nuovo al mangiar male e, più in generale, alla mancanza di voglia di fare qualsiasi cosa.

Ora, è da una settimana che ho finalmente ripreso a uscire su strada e sembra che il dolore al nervo sciatico sia sotto controllo. Se tutto va bene riprenderò con due gare piatte in Veneto a giugno.

Nonostante continui ad avere alti e bassi dal punto di vista alimentare, sento come se, poco alla volta, i problemi si stessero risolvendo. Il fisico e le prestazioni in bici non lo mostrano ancora, ma ho la sensazione che tutto lentamente stia andando a posto. Non so quanto lentamente, magari un’anno, magari due, o forse anche dieci. Nel mentre provo un mix tra la delusione per aver buttato via un sacco di opportunità, e fiducia nel futuro, voglia di non mollare, consapevolezza che quando sarò riuscito ad uscire da questa situazione nessun problema potrà farmi paura.

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