Con la Firenze–Empoli ho iniziato ufficialmente la mia stagione 2026. Non ci sono arrivato come avrei voluto, ma ero comunque contento, quantomeno, di esserci.
Alla fine della stagione 2025 mi ero promesso che, alla ripresa degli allenamenti, avrei fatto tutto in modo perfetto e che mi sarei presentato al primo ritiro con la squadra, a fine gennaio, in grado di esprimere i miei migliori numeri in salita.
Durante l’inverno, però, sono stato tutto tranne che perfetto. Mi sono reso conto che una malattia, come un problema alimentare, non passa da un giorno all’altro.
Ho avuto molte giornate in cui, per stress o stanchezza, mi sono sfogato sul cibo. Nonostante questo, mi sono imposto di allenarmi anche quando non riuscivo a fare l’allenamento “perfetto”. Ho cercato di non ragionare con una mentalità “tutto o niente”, ma di rimanere costante: piuttosto che non fare nulla, meglio fare un allenamento fatto male.
Scrivevo che ero contento quantomeno di esserci in ritiro perché nel 2025 non avevo partecipato, in quanto non mi sentivo adeguato. E sebbene neanche quest’anno mi sentissi davvero pronto, mi sono reso conto che restare a casa ad allenarmi da solo, cercando di aspettare il momento in cui mi fossi sentito pronto, sarebbe stato solo peggio. Mi avrebbe fatto rimanere impantanato nelle mie abitudini. In questo senso devo dire che un buon ambiente e una buona atmosfera in squadra aiutano tantissimo.
Non era previsto che iniziassi subito con molte gare su strada e, anche per questo, mi sarebbe piaciuto andare forte in ritiro per provare a essere convocato alle prime gare o quantomeno mettere in difficoltà il DS. Sapevo che la mia condizione fisica era peggiore rispetto a quella di molti compagni e che avrei faticato parecchio, ma tutto sommato sono andato meglio di quanto pensassi.
Essendo un ritiro di sette giorni, non abbiamo fatto molti lavori individuali specifici, ma soprattutto lavori che non si possono svolgere da soli a casa: tanta doppia fila in pianura, tanto dietro macchina e molti tratti in salita affrontati a ritmo gara, il tutto accompagnato da un volume di allenamento piuttosto alto, circa 29 ore in sette giorni.
Durante le garette non arrivavo davanti, ma nemmeno ultimo, e già questo mi permetteva di vedere il bicchiere mezzo pieno. La cosa che mi ha soddisfatto di più, però, è stata la capacità di andare ogni giorno davvero a fondo nella fatica sopportata, cosa che non riuscivo a fare da tempo
Durante il ritiro mi sono guadagnato la possibilità di fare qualche gara in pianura a inizio stagione, ma nelle settimane successive, per una serie di circostanze, è arrivata anche la convocazione per la Firenze–Empoli, per il Polese (sto scrivendo questo articolo proprio durante il viaggio verso il Polese), Volta Mantovana e probabilmente anche Popolarissima e Gran Premio della Battaglia a Montanara, queste gare più The Hills saranno il programma fino a fine Marzo
Sono soddisfatto perché, al di là di tutte le circostanze favorevoli, se fossi stato in una condizione fisica pessima e non avessi avuto il coraggio di andare in ritiro, mi sarei precluso da solo la possibilità di essere convocato per queste gare.
Inizialmente il mio obiettivo sarà sempre quello di andare in fuga e in seguito resistere il più possibile al ritmo del gruppo cercando almeno di finire la corsa, sperando di settimana in settimana di migliorare la condizione.
Per quanto riguarda il prosieguo della stagione, non voglio farmi illusioni né pormi obiettivi legati ai risultati. Mi piacerebbe arrivare competitivo alle gare di agosto, ma sono consapevole che i risultati dipendono da moltissimi fattori, molti dei quali non sono controllabili. Come obiettivo dipendente solo da me, vorrei migliorare il mio PR sulla salita del Cuvignone (32:24: significherebbe scendere a 32:00, circa 5,9–6,0 W/kg). Al momento mi sembra quasi impossibile, ma sono sicuro che con sei mesi di allenamento costante possa diventare fattibile. E sono altrettanto sicuro che, se riuscirò a raggiungere quella forma, la competitività in gara sarà solo una conseguenza.
Ho ancora meno aspettative riguardo alle gare gravel, dato che le variabili sono molte di più. L’unico obiettivo che mi ero posto a inizio stagione era partecipare alla Traka 360, ma ad oggi non sono ancora certo di riuscirci. Richiede infatti un impegno economico e soprattutto di tempo notevole: tra viaggio e gara bisogna stare via da casa circa una settimana. Non so se, tra il lavoro come allenatore di atletica, le lezioni in università e la preparazione della tesi, riuscirò a permettermelo. Deciderò verso metà aprile, ma di sicuro se non sarà quest’anno sarà il prossimo.
La seguente parte di articolo è stata scritta dopo il Memorial Polese. Purtroppo la gara è andata peggio di quanto mi aspettassi: appena iniziata la prima salita mi sono staccato, senza che ci fosse un ritmo irresistibile. Non mi aspettavo alcun tipo di risultato, ma nemmeno di staccarmi così presto.
Da qualche settimana avverto una sorta di affaticamento ai muscoli femorali della gamba sinistra, un dolore che mi porto dietro da circa dieci anni senza aver mai trovato una vera soluzione. Va a periodi: a volte non sento nulla, altre è leggero, altre ancora diventa piuttosto debilitante. Sabato, appena iniziata la salita, sentivo chiaramente di non riuscire a spingere con la gamba sinistra, tanto che mi sono staccato a circa 350 watt.
Adesso avrò bisogno di qualche giorno di riposo per farlo passare, ma quantomeno questa volta mi sento pronto ad accettare l’idea di fermarmi un attimo, restare focalizzato e non mollare mentalmente, rischiando che cinque giorni di riposo diventino il doppio solo perché, sfogando la frustrazione sul cibo, ci metto poi molto di più a riprendermi.
Per concludere la giornata negativa, di ritorno dalla gara sono state rubate quattro bici (non la mia) e diversi borsoni dal furgone della squadra, il V.C. Mendrisio, causando un danno piuttosto ingente. Ripostando nelle stories Instagram il video pubblicato dalla squadra, in cui si vedeva il pulmino con i vetri rotti, sono rimasto abbastanza sconcertato dal numero di persone che mi hanno risposto con insulti pesanti rivolti verso i ladri. Mi chiedo perchè riversare cosi tanta rabbia sui social.
Avevo pensato di pubblicare dei vlog su YouTube o dei reel/post su Instagram per documentare la stagione, ma ho subito rinunciato all’idea per due motivi. Il primo è che io, in primis, cerco di passare il minor tempo possibile sui social, rendendomi conto di quanto distorcano la realtà e abbassino la soglia dell’attenzione. Il secondo è che la maggior parte dei commenti che leggo — o che ricevo — mi fanno arrabbiare o rabbrividire; e dato che non sono capace di sorvolare, preferisco cercare di evitare i social del tutto. Per cercare qualcosa che mi piaccia o da cui trarre ispirazione, preferisco leggere blog su Substack di altri ragazzi che fanno sport o ascoltare podcast.
Ciò che mi innervosisce ancora di più è che, leggendo queste frasi, molti penseranno qualcosa del tipo “il mondo al contrario”, come se stessi giustificando i ladri. Non è così: è ovvio che la squadra abbia sporto denuncia, che si speri di recuperare le bici e che chi ha commesso il furto venga punito. Sto semplicemente scrivendo che c’è una differenza tra esprimere dispiacere per un furto subito e commentare con epiteti pesanti, quasi si volesse fare un linciaggio. Io, sinceramente, non sento il bisogno di insultare in questo modo sui social, ma neanche mi viene la voglia di farlo, provo solo dispiacere per il furto subito.
Allo stesso modo, sono sicuro che molte delle persone che insultano così avrebbero poi da ridire sul fatto che le bici siano state lasciate in un furgone incustodito. È ovvio che non lascerei mai una bici da 6.000 euro in mezzo a una piazza senza controllarla, ma non voglio nemmeno vivere con la paura costante di non poter lasciare una bici in macchina per il rischio che venga rubata. E per questo non mi sento un ingenuo, o creda che viviamo in un mondo ideale dove i furti non avvengono, ma semplicemente voglio avere un minimo di fiducia nelle persone e non voglio perdere tempo a preoccuparmi di un qualcosa che potrebbe potenzialmente accadere.

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