Futuro del dilettantismo italiano

In questo periodo sui social è in voga il trend del 2016, ovvero pubblicare foto scattate proprio in quell’anno. Da qui nasce l’ispirazione per un esercizio simile: provare a prevedere come evolverà il ciclismo italiano nei prossimi 10 anni. come evolverà il ciclismo italiano nei prossimi dieci anni. Magari ci prenderò, magari tra due anni rimuoverò questo articolo per la vergogna… ma tant’è. Andiamo al punto.

Ad oggi, in Italia troviamo:

  • 3 squadre Professional
  • 14 squadre Continental (primato condiviso con la Cina)
  • Numerose squadre élite/Under 23 di club, impegnate principalmente in un calendario regionale e nazionale, con qualche partecipazione a gare UCI 1.2 (il livello più basso delle corse professionistiche) o 1.2 MU (gare internazionali U23)

A livello internazionale, invece, il ciclismo sta andando sempre più verso un modello basato sui development team (devo team): squadre satellite dei team WorldTour o Professional, dove militano i migliori Under 23 del mondo. Da questi vivai vengono poi selezionati ogni anno due o tre corridori pronti per il grande salto nel WorldTour.

Attualmente sono circa trenta i giovani italiani che corrono in devo team di squadre WorldTour o Professional (come Tudor), a cui vanno aggiunti i giovani delle squadre Professional italiane come Bardiani e MBH (che fino allo scorso potevano svolgere attività internazionale U23, da quest’anno non più)

Nel mio primo anno da Under 23, nel 2021, i corridori italiani inseriti nei development team erano molti meno: ricordo circa cinque atleti, più quelli del team Qhubeka, che di fatto era quasi una squadra italiana, inoltre non esisteva ancora il progetto giovani Bardiani (nato nel 2022) e le squadre Professional italiane tendevano a ingaggiare molti meno ciclisti così giovani.

Questo ci porta a una prima osservazione importante: il livello delle gare del calendario nazionale e regionale si sta abbassando drasticamente.

È un dato oggettivo. Potenzialmente, oggi al via di gare storiche come San Geo o Firenze-Empoli mancano circa 40 corridori (tra devo team, Bardiani e MBH) che, cinque anni fa, avrebbero militato nelle migliori squadre di club come Zalf, Colpack o CTF.

Un esempio pratico: alla mia prima gara da Under 23, la Firenze-Empoli, era al via anche Juan Ayuso, appena passato dagli Juniores al Team Colpack. Era già considerato uno dei talenti più promettenti e, tre mesi dopo, avrebbe vinto il Giro Giovani.

Oggi, fare un paragone simile significherebbe immaginare il vincitore del Giro della Lunigiana 2025 al via della Firenze-Empoli 2026. Uno scenario che, realisticamente, appare ormai impensabile.

Esistono ancora squadre di alto livello che fanno una grande attività nazionale come Biesse-Carrera o General Store,  ma con l’aumento delle gare del calendario UCI Europe Tour in Italia la situazione è destinata a cambiare ulteriormente.

Solo per citarne alcune, nel 2026 sono previste 4 nuove gare: Giro di Sardegna, GP Emilia, Giro di Magna Grecia, Lione-Torino.

Le squadre Continental porteranno i loro migliori élite a queste corse, mentre i migliori Under 23 saranno impegnati nelle gare 1.2U (Piva, Belvedere, Recioto, Giro Giovani…).

Un esempio immediato: il Memorial Polese, gara che negli anni scorsi aveva un livello medio-alto, quest’anno si svolgerà in contemporanea con il Giro di Sardegna, perdendo inevitabilmente qualità al via.

Parallelamente, si nota come il livello del ciclismo amatoriale stia crescendo sempre di più. Alcuni eventi definiti “amatoriali” lo sono ormai solo per definizione, perché il livello atletico è altissimo. Basti pensare a granfondo come: Maratona delle Dolomiti, Ötztaler Radmarathon o Granfondo Tre Valli Varesine

Manifestazioni che richiedono preparazione, mezzi e professionalità paragonabili a quelle di un’attività agonistica vera e propria.

Quindi, come immagino quindi il ciclismo dilettantistico italiano nel 2036?

  • Le gare del calendario nazionale tenderanno a scomparire
  • Aumenteranno le gare italiane del calendario UCI Europe Tour
  • Rimarranno le competizioni internazionali 1.2 e 2.2 MU
  • Potrebbe nascere un circuito chiuso riservato ai devo team, sul modello della Coppa delle Nazioni o della vecchia Coppa del Mondo professionisti, di cui faranno parti gare come Palio del Recioto, Giro Giovani, Tour de l’Avenir, Piccolo Lombardia ecc…

Purtroppo credo che il calendario nazionale dilettantistico sia destinato a sparire.

Al suo posto, immagino la nascita di un nuovo calendario “amatoriale” FCI (forse con un nome diverso), aperto a tutti e senza limiti di età, il primo passo verso questo cambiamento credo sia stato fatto quest’anno con l’apertura di gare regionali ad amatori.

I prossimi passi credo siano l’apertura ad amatori anche di gare nazionali come la San Geo e l’apertura ad atleti agonisti di gare attualmente amatoriali come la Maratona delle Dolomiti, fino a quando realmente non ci saranno più differenze tra queste due categorie. Inoltre credo che andrà snellito il sistema di iscrizione alle gare e la burocrazia che ne consegue.

I migliori Juniores continueranno a passare direttamente nei devo team o nelle squadre Continental, ma i posti saranno pochi: massimo 20–25 corridori per annata.

Tutti gli altri, se vorranno continuare a correre, prenderanno parte a questo nuovo circuito, che, perchè no, potrebbe includere anche gare gravel. Non credo che con un calendario di questo tipo le attuali squadre dilettantische riusciranno a resistere, se non offriranno ad un atleta qualcosa di più di quello che potrebbe benissimo procurarsi da solo, sia in termini economici, sia in termini di competenze.

Sarà poi la capacità dei singoli atleti di trovare sponsor personali e creare team privati a fare la differenza, con l’obiettivo di mettersi in mostra e conquistare, l’anno successivo, un contratto con una squadra Continental o un devo team.

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